Elisa

Elisa
La prima volta che la vidi faceva la cameriera in una paninoteca dove entrai con Cristina, la mia ragazza dell’epoca, in una piovosa sera di primavera.
Era timida, ma il suo viso di porcellana e soprattutto i suoi magnetici occhi dai riflessi dorati non potevano non catturare la mia attenzione e quella di Cristina che arrivò a chiedermi se mi sarebbe piaciuto fare qualcosa a tre con lei.
Quella sera non ci fu seguito alla cosa ma il seme era già nella mia mente…
Qualche mese dopo, la storia con Cristina era finita e senza soffrirci troppo mi iniziai nuovamente a guardare attorno.
Dopo settimane di vuote uscite con gli amici scapoli, una sera mentre giravo pigramente tra i canali TV , capitai su un film erotico notturno in cui venivano rappresentate in modo comunque molto castigato delle scene con ragazze nude e legate in vario modo per essere torturate.
Innes**ta dalle immagini, la mia mente iniziò a vagare e ritrovò l’immagine del viso della bella cameriera a cui iniziai a pensare intensamente sostituendola alle attricette che si contorcevano nel film… In breve mi ritrovai in uno stato di esaltazione ed eccitazione che raramente avevo provato e dentro di me sentivo che dovevo trovare il modo di incanalare queste sensazioni e renderne partecipe la ragazza protagonista delle mie fantasie.
Detto fatto, la sera dopo convinsi il gruppetto di amici ad andare in quella paninoteca con la scusa che avevano il biliardo e le freccette ed avremmo potuto passare una serata allegra tra birre e giochi.
Quando entrammo nel locale, la vidi immediatamente mentre era dietro al banco a preparare un vassoio con delle ordinazioni ed iniziai a notare alcuni particolari sulla sua figura che non ricordavo.
Mentre ci sistemavamo in un tavolo vicino alla sala biliardi, continuai a seguire i suoi movimenti con lo sguardo notando che nonostante non fosse un fuscello si muoveva con agilità tra i tavoli e le sedie.
Era vestita semplicemente con i jeans ed una maglietta tipo polo scura con il logo del locale. Il seno non era particolarmente prosperoso, in compenso aveva un bacino notevole e nonostante la dimensione, la linea dei glutei era interessante e pronunciata. Anche il girovita non era sottilissimo, ma su tutto spiccava un collo meravigliosamente tornito e sopra questo un viso da bambolina veramente splendido.
Nei mesi passati da quando l’avevo vista la prima volta aveva cambiato il colore dei capelli ma non il taglio, infatti li portava ancora a caschetto, ma ora erano di un castano chiaro che doveva essere il suo colore naturale e che faceva risaltare ancora di più il colore dei suoi occhi meravigliosi grazie anche ad un sapiente trucco con colori pastello.
Finalmente venne al nostro tavolo a prendere le ordinazioni e notai che sulla mano sinistra all’altezza del polso aveva un piccolissimo tatuaggio con quello che sembrava un triskell, un simbolo celtico di buona fortuna e lunga vita.
Attorno al collo poi aveva una specie di nastro di velluto color carne quasi invisibile in cui era inserito un solo piccolo anello doppio di metallo che pendeva sul davanti. Un accessorio poco coerente con il resto dell’abbigliamento, ma che destò in me alcune domande.
La serata continuò tranquilla tra i nostri schiamazzi ed i miei tentativi di scoprire di più sulla cameriera, mentre gli amici mi prendevano in giro per quanto ero distratto e distante quella sera. Finì che persi sia il torneo di freccette sia quello di bigliardo distratto dal continuo andirivieni di Elisa a cui avrei voluto rivolgere la parola, ma senza trovare la scusa o l’occasione per farlo anche perché’ apparentemente lei non si ricordava di me e non mi degnò di mezzo sguardo per tutta la sera. Insomma mi ritrovai a pagare il conto delle bibite mentre per il cibo ognuno pagava per se.
Mentre attendevo nelle vicinanze della cassa che qualcuno del locale venisse ad incassare, vidi dalla porta della cucina Elisa che stava parlando con qualcuno fuori dalla mia vista, quindi mentre si accingeva ad uscire dalla cucina, vidi un mano che si allungava e le dava una sonora sculacciata. Sul momento ci rimasi di sasso, ma guardando il viso della ragazza, vidi che si mordeva il labbro e socchiudeva gli occhi come se le fosse piaciuto…
Continuò a camminare e prese due piatti dal tavolo a lato della porta della cucina per continuare a servire i clienti ancora presenti, mentre il padrone della mano che l’aveva sculacciata usciva sogghignando dalla cucina e veniva verso la cassa. Era lo stesso ragazzo che aveva incassato il conto di quando ero stato là con Cristina.
Ormai gli amici erano fuori dal locale mentre io temporeggiavo armeggiando con il portafoglio per dare un’ultima occhiata ad Elisa che stava tornando verso la cucina con i piatti sporchi dei tavoli.
Fu così che mentre mi passava accanto finalmente mi guardò in faccia e mi sorrise. Allora le mormorai solo un: “Ciao e grazie” al che lei rallentò un attimo ed io aggiunsi “ci vediamo presto” e fu li che con una voce meravigliosa e vellutata di disse “Lo spero proprio”. E se ne andò.
Lì per lì rimasi di stucco, poi uscii dal locale dove mi stavano aspettando gli amici, ma ormai ero sintonizzato su un’altra frequenza e quando gli amici proposero di andar ancora a bere qualcosa, mi ritirai ed mi diressi verso casa tra le proteste ed i saluti degli amici. Non potevo più concentrarmi sugli amici ormai la mia mente volava ad Elisa.
Passarono alcuni giorni in cui non riuscivo a concentrarmi su nulla e sul lavoro stavo facendo errori su errori. Finalmente mi decisi a porre fine alla questione ed andare a parlare con Elisa, così decisi di pranzare nella paninoteca dove lavorava sapendo che erano aperti anche per gli impiegati che andavano a mangiare qualcosa di veloce.
Quando entrai, vidi immediatamente il ragazzo che l’aveva sculacciata, ma non riuscivo ad individuarla da nessuna parte. Cosi decisi di sedermi ad uno dei posti liberi al bancone per i clienti che mangiavano qualcosa di rapido mettendomi a leggere il giornale, ovvero facendo finta di farlo aspettando di inquadrare Elisa.
Dopo qualche minuto un’altra cameriera venne a prendere l’ordinazione e dopo aver ordinato un’insalata ed una bibita le chiesi dov’era Elisa e la risposta mi lasciò di sasso: “Si è licenziata ieri! Ha litigato con il padrone che era anche il suo ragazzo!” detto questo se ne andò a preparare il mio pranzo che a quel punto consumai in velocità per poter ritornare velocemente al lavoro e tentare di uscire dall’ufficio presto la sera per iniziare una caccia ad Elisa che si prospettava disperata.
Fu così che iniziai a passare in rassegna tutte le paninoteche, birrerie, pub, bar e locali di vario tipo della città utilizzando un metodo scientifico: Pagine gialle! E via ogni giorno a pranzo o a bere qualcosa la sera in un posto diverso nella speranza di incontrare quegli occhi magnetici e quella voce vellutata come il suo viso.
Quando si cerca qualcuno o qualcosa con tale determinazione, tante volte il risultato viene da solo in un modo inatteso e così fu.
Dopo settimane che cercavo Elisa dappertutto, mi capitò di dover fare qualcosa per l’ufficio che di solito non facevo, il collega che si occupava dei pagamenti in posta era ammalato e c’erano delle scadenze imminenti, così tirammo a sorte e tocco a me andare a farmi l’immane fila per pagare i bollettini in scadenza e fu proprio lì, in fila alla posta che la vidi. Era tre persone avanti a me con dei bollettini in mano. Non le vedevo bene il viso, ma sapevo che era lei. Il taglio ed il colore dei Capelli, il fisico, il modo in cui si muoveva, ormai l’avevo impressa nel cervello!
Quando finalmente arrivò il suo turno, pagò e mentre si girava per lasciare il posto al cliente successivo mi vide e mi sorrise, poi si avvicinò ed iniziammo a chiacchierare. Non aveva fretta mi disse così mi tenne compagnia mentre facevo la fila e pagavo i bollettini dell’ufficio. Alla fine era oramai arrivata ora di pranzo, così le chiesi se aveva voglia di mangiare qualcosa assieme. Lei mi disse che sapendo come cucinavano nei locali preferiva mangiare a casa, ma che abitava lì vicino e se volevo potevamo farci due spaghetti aglio ed olio da lei.
Entrando a casa sua mi guardai attorno e vidi che era piccolina ma molto curata. La cucina-soggiorno-atrio era l’unica stanza oltre alla camera da letto ed al piccolo bagno, ma in quel minuscolo appartamento non mancava nulla. La camera da letto era arredata con mobili tipo country e la mia attenzione fu attratta in particolare dal letto in ferro battuto a baldacchino con delle tende trasparenti ad incorniciare il materasso ma soprattutto da un inginocchiatoio in stile medievale. Oggetto totalmente incoerente nel contesto, ma che attirava la mia attenzione in modo particolare.
Mentre lei armeggiava in cucina, io andai in bagno a lavarmi le mani ed anche lì notai alcuni oggetti interessanti, come un cestino da biancheria con delle corde colorate (sembravano corde per mettere ad asciugare i panni), vari tipi di oli e gel lubrificanti per massaggi, ciotole da incenso con s**tolette di vari incensi a disposizione, candele di vari colori e forme, ed un armadietto tipo di medicinali, ma chiuso a chiave.
Ritornato in cucina continuammo a chiacchierare mentre mangiavamo gli spaghetti, e mi raccontò da dove veniva e cosa faceva adesso visto che le dissi che avevo saputo che si era licenziata, e mi disse che aveva trovato lavoro in un locale in periferia, che non era il massimo, ma per pagare i conti andava bene. Poi la conversazione scivolò sui fatti personali così arrivammo al fatto che si era licenziata soprattutto perché’ la sua relazione con il padrone era arrivata al capolinea visto che lui l’aveva tradita troppe volte ormai. Mentre si parlava di queste cose, finalmente mi feci coraggio e le chiesi cosa significava il cordoncino con i due anelli di metallo che le avevo visto addosso quella sera ma che adesso non portava…
All’inizio parve imbarazzata dalla domanda, poi un po’ alla volta mi spiegò che quello era il simbolo della sua sottomissione al suo padrone. Sul momento rimasi di stucco pensando che fosse una richiesta del suo ex in veste di padrone del locale dove lavorava, invece si rivelò essere esattamente quello che diceva, ovvero a lei piacevano gli uomini dominanti e si sentiva sicura nelle mani di un padrone a tutto campo, sul lavoro, nella vita, a letto… Mentre mi raccontava questi particolari mi guardava negli occhi e mi sentivo ancora più vicino a lei.
Il tempo però quel giorno era tiranno ed io dovevo ritornare in ufficio, così la salutai e ci scambiammo i numeri di telefono per tenerci in contatto.
Facendomi quasi violenza, riuscii ad aspettare fino al sabato prima di chiamarla e proporle di vederci il giorno dopo visto che sapevo che la domenica il locale dove lavorava era chiuso. Sul momento le dissi che avremmo potuto andare a fare due passi in collina se le andava. Lei accettò con entusiasmo così decidemmo di fare una passeggiata e poi andare a pranzo da qualche parte…
La domenica mattina però il tempo era peggiorato e pioveva a dirotto. Così la chiamai e mi disse di andare da lei e che avremmo deciso cosa fare.
Così andai a casa sua e nel fondo della mia mente un’immagine eccitante si andava già formando…
Quando arrivai, lei venne ad aprirmi con addosso una tuta da fitness che non rispecchiava l’abbigliamento che avevo immaginato addosso a lei nella mia immagine mentale della giornata. Comunque andammo in cucina e mi preparò un caffè mentre io sfogliavo il giornale che avevo preso per strada per consultare la pagina dei cinema per vedere se c’era qualcosa di interessante…
Mentre si chiacchierava bevendo il caffè, lei mi disse che si ricordava di me sin dalla prima volta che mi aveva visto in compagnia di Cristina e che dal primo sguardo aveva capito che io sono un uomo dominante ma con dolcezza, non come il suo ex che era invece molto duro nei suoi confronti. Io allora le confessai che sin dal primo sguardo avevo percepito in lei la dolce sottomissione che mi stava confessando in quel momento… mentre facevamo questi discorsi, con un mio movimento brusco, rovesciai la mia tazza del caffè facendola cadere a terra e spargendo tutto il contenuto sul pavimento. Lei svelta prese una spugnetta dal lavabo ed iniziò a raccogliere la tazza ed il caffè sparso…mentre seguivo i suoi movimenti inginocchiata a terra, mi stavo per alzare e darle una mano oltre a prendere uno straccio per asciugarmi il caffè che mi era colato sulla mano destra, ma all’improvviso mentre era inginocchiata, lei mi prese la mano ed iniziò lentamente a leccarmi via il caffè dalla mano….
Quel semplice gesto ebbe il potere di s**tenare in me una vera tempesta…
Mi accorsi di volerla possedere ed al tempo stesso di volerla proteggere.
Penso che lei sentì la stessa cosa dal suo lato, quindi finito di pulirmi la mano con la lingua, me la lasciò ma rimase inginocchiata a terra, seduta sui talloni con le mani poggiate sulle ginocchia ed il capo chino, in posizione di attesa…
Allora io mi chinai e le sussurrai all’orecchio destro: “Le corde in bagno servono per questo vero?”
Lei confermò in silenzio solo con un cenno del capo…
Dopo qualche istante le dissi: “Allora alzati e vai a prenderle, io ti aspetto in camera…”
Lei obbedì immediatamente senza proferire parola, si alzò ed andò in bagno.
Io invece andai in camera dove mi tolsi scarpe, calze e maglioncino, rimanendo in pantaloni e camicia.
Lei arrivò dal bagno con il cestino con le corde colorate, e rimase in piedi in silenzio sempre a capo chino.
La sua passività ed accettazione del mio dominio mi stava eccitando non poco, ma le cose dovevano essere fatte per gradi e seguire un rituale non codificato per arrivare dove entrambi volevamo, così le dissi di poggiare il cestino con le corde a terra ai piedi del letto e di togliersi la tuta da fitness.
Mentre le eseguiva, io tolsi il piumino dal letto e presi la prima corda, rossa…
Lei era rimasta solo con degli slip di cotone bianco addosso, i suoi seni non troppo piccoli e non eccessivi, erano splendidi e contornavano splendidamente i suoi capezzoli già eretti per l’eccitazione…
Le ordinai di sdraiarsi sul letto e così fece.
Io mi avvicinai alla sua mano destra, con delicatezza le presi il polso, le legai un capo della corda con due nodi non troppo stretti attorno al polso, poi fissai l’altro capo della corda al montante destro della testata del letto.
Quindi passai dall’altro lato del letto prelevando un’altra corda dal cestino e facendo lo stesso con il suo polso sinistro.
Durante queste operazioni, lei seguiva i miei movimenti con lo sguardo ma non diceva nulla e quasi non respirava in attesa di cosa doveva arrivare.
Come colonna sonora, il rumore della pioggia che batteva sui vetri esterni era perfetto…
Prima di passare a legarle le caviglie, vidi con la coda dell’occhio un foulard appeso ad una delle ante dell’armadio, e con sua sorpresa, lo presi e la bendai sussurrandole che il suo sguardo mi distraeva da quello che stavo facendo e che a lei sarebbe piaciuto ancora di più non sapendo cosa succedeva…. Lei mi rispose solo con un “Si padrone!” che mi fece rizzare i peli sulla schiena dall’eccitazione….
Quindi passai a legare anche le caviglie ai montanti dei piedi del letto costringendola così a divaricare le gambe, ma lasciandole comunque una minima possibilità di movimento per potersi sistemare meglio al centro del letto.
Nella penombra della stanza la vista di Elisa legata al letto e bendata con il corpo quasi completamente nudo ed a mia disposizione era un’immagine che non potrò mai dimenticare…
Il suo respiro ora aveva iniziato a farsi più profondo mentre sentiva che mi avvicinavo a lei e che iniziavo a sfiorarle la pelle con le dita…prima dalla pianta dei piedi facendole un po’ di solletico, poi risalendo lungo le gambe, sempre accarezzando un po’ con le dita un po’ con tutta la mano…
Il gioco le piaceva, così continuai salendo sull’addome, poi sfiorandole la pelle delle braccia, le ascelle per scendere lungo la curva dei seni ed arrivare finalmente ai capezzoli, poi passare la punta delle dita sui capezzoli e poi sulle labbra, facendola socchiudere la bocca da cui la sua lingua impertinente veniva a cercare le mie dita per catturarle e risucchiarle in bocca simulando altri piaceri…
Iniziavo anch’io ad avere caldo ormai, così mi tolsi la camicia, lei intuì cosa stavo facendo e con un sussurro mi chiese di sfiorarle il corpo con il mio … ma sono io il padrone le dissi, e continuai a sfiorarle i seni con le mani, iniziando anche a pizzicarle un pochino i capezzoli, cosa che le fece fare qualche esclamazione per il piccolo dolore, poi la accontentai e stando in ginocchio in mezzo alle sue gambe mi chinai a sfiorarle l’addome ed i seni con il mio torace, ed il calore che inizio a sprigionarsi dai nostri due corpi a contatto avrebbe potuto accendere un fuoco se ci fosse stata della paglia secca in mezzo a noi…
Ormai i miei pantaloni stavano intralciando le operazioni, così decisi di liberarmene e rimasi anch’io in mutande…
Non so perché’ ma in quel momento ebbi l’ispirazione e corsi in bagno a cercare le candele, le presi e ne accesi un paio appoggiandole sui comodini.
Poi ne accesi una terza e la lasciai fondere un pochino, quindi avvicinai piano la fiamma facendola balenare davanti al volto bendato di Elisa che sentì il calore ed iniziò a respirare più velocemente sapendo già cosa sarebbe successo…
Quindi non la delusi e feci cadere alcune gocce sul suo addome provocandole immediatamente dei piccoli spasmi ed i brividi sulla sua pelle… mentre dalla sua bocca uscivano dei piccoli gemiti ad ogni goccia che cadeva…
Dopo ogni goccia, la mia mano libera correva ad accarezzare il suo viso o uno dei suoi seni per calmarla e tranquillizzarla, sentendo mano a mano che le gocce cadevano e che gli spasmi aumentavano la sua eccitazione si faceva sentire più forte attraverso il suo respiro…
Ma era giunto anche il momento di accertarsi dello stato della sua disposizione fisica, così misi via la candela e piano piano le mie mani iniziarono ad accarezzarle le gambe salendo fino all’inguine ed iniziando ad infilarsi sotto la stoffa di cotone leggera delle mutandine. In quel momento sentii che in mezzo alle gambe la stoffa non era per niente asciutta e che il suo corpo stava producendo una quantità di succhi lubrificanti notevole ed eccitantissima….
Vista la situazione le mie dita curiose iniziarono a cercare con movimenti circolari ripetitivi la sorgente di quel fiume senza ancora togliere la stoffa che ricopriva la zona. In questo cercare e sondare, i suoi respiri si fecero sempre più rapidi e sempre più profondi diventando dei rantoli a momenti e quando le mie mani accelerarono il passo sentii che un rantolo più profondo si stava tramutando in un piccolo urlo mentre le sue ginocchia tremavano ed il corpo si irrigidiva un pochino veniva scosso da un brivido profondo con spasmi all’addome dove le gocce di cera si erano solidificate ed ora iniziavano a staccarsi grazie anche alle perle di sudore che iniziava a fluire sulla sua pelle e sulla mia fronte…
Al suo primo orgasmo, la mia eccitazione era ormai tangibile e sentivo il mio sangue scorrere nelle vene come se avessi avuto un orgasmo anch’io…
Togliendo le mani dal suo sesso, mi misi ad accarezzarle il corpo mentre dal parossismo dell’orgasmo, i suoi parametri vitali ritornavano piano piano alla normalità…
Quando si fu calmata a sufficienza, le baciai delicatamente le labbra che fino a quel momento non avevo ancora assaggiato e lei mi ricambiò con un trasporto commovente, poi sottovoce mi disse che aveva sete. Allora senza slegarla o sbendarla, andai in cucina a prendere una bottiglia d’acqua e tenendole delicatamente la testa, la feci bere dissetandola e rifornendo il suo corpo dei liquidi che aveva già speso in abbondanza quella mattina…
Mi sdraiai un po’ accanto a lei poggiandole la testa sul seno e riprendendo fiato tutti e due …
Dopo qualche minuto in silenzio così, mi alzai sentendola delusa dal distacco, ma sentivo la necessità di alzarmi in piedi per schiarirmi le idee, così feci due passi fino alla finestra dove nel frattempo aveva smesso di piovere e le nuvole piano si stavano diradando…
Lei dal letto mi chiese cosa stavo facendo e poi mi disse di guardare nel primo cassetto della credenza della cucina, dovevo cercare delle piccole chiavi con un ciondolo di metallo e con quelle aprire l’armadietto dei medicinali in bagno. Feci come mi aveva detto ed aprendo l’armadietto vidi una serie di oggetti che lei evidentemente aveva già utilizzato più volte. Un vibratore, una frusta a più code, un frustino da cavallerizzo, un plug anale ed il collarino di stoffa color carne con gli anelli più altri oggetti che avrei scoperto a poco a poco.
Prendendo quelle cose ritornai da lei ridendo e dicendole che ora sapevamo come passare una giornata piovosa… lei rise e disse solo che si potevano usare anche se c’era il sole….
Prima di iniziare ad usare quegli oggetti però avevo voglia di vederla da un’altra angolazione, così glielo dissi ed anche lei disse di si, visto che era in quella posizione da un bel po’ di tempo. Così senza sbendarla le slegai posti e caviglie facendola girare sulla pancia e legandola di nuovo avendole prima sistemato un paio di cuscini sotto l’addome per farla stare più comoda ottenendo allo stesso tempo un’ottima visuale sul suo culo e sulla fessura della figa che nel frattempo avevo anche liberato dalle sue mutandine oramai fradice.
In quella posizione la prima cosa che mi venne in mente fu di andare a prendere gli oli da massaggi ed iniziare ad usare gli oli sul suo corpo massaggiandola e riscaldando nuovamente la sua pelle e l’atmosfera allo stesso tempo.
Stavolta partii dalle sue mani e braccia per scendere lungo il corpo fino alla base della spina dorsale, passando poi ai piedi e risalendo lungo le gambe piano piano ed usando parecchio olio.
Quando arrivai al sedere, la vista dei suoi glutei luccicanti di olio mi stava facendo salire la pressione ed iniziai a passare piano piano le mani e le dita in mezzo alle sua gambe, cosa che stava iniziando ad eccitarla nuovamente moltissimo e la vista del suo bacino che si alzava ed abbassava al ritmo dei miei massaggi facendomi ammirare gli spasmi delle sue fessure, mi stava creando un irrigidimento del membro da fare male.
Mi resi conto che il disagio creato dalla mia eccitazione era causato dalla scarsa libertà dovuta alle mie mutande che a quel punto era d’obbligo rimuovere ritrovandomi così inginocchiato sul letto in mezzo alle sue gambe e con il membro eretto che puntava dritto nella posizione migliore per penetrarla, cosa che però non volevo ancora fare, riservandomi la penetrazione come atto di possesso finale… anche se lei me lo stava chiedendo con il respiro, con i movimenti del bacino, parte della sottomissione era anche il decidere cosa fare e quando farlo senza obbedire ai richiami della natura….
Questo non voleva dire che però io non desiderassi maggiori attenzioni, quindi mi spostai in direzione della testata del letto cercando il conforto delle calde labbra di Elisa sul mio membro, cose che lei fece con grande coinvolgimento e desiderio mentre io iniziavo a stuzzicarle le natiche e la schiena con dei colpetti del frustino da cavallerizzo…
Ad ogni nuovo colpo, la foga con cui succhiava si intensificava e mi portava dei lampi di passione di una intensità immensa, mentre le sue natiche, la schiena e la parte superiore del retro delle sue cosce iniziava ad arrossarsi…
Prima di venire, mi staccai dalla sua bocca continuando però a tormentarle con il frustino la figa, i lati dei seni esposti, le natiche ed altri punti del suo corpo ottenendo in cambio dei sospiri e dei lamenti molto eccitati ed eccitanti…
Facendo uno sforzo immane, decisi di riposarmi e di farla riposare un pochino, così scesi dal letto e mi allontanai sedendomi a terra in un angolo della stanza ad ascoltare il suo respiro che si regolarizzava.
Mentre anche la mia pressione calava, iniziai a pensare a cosa volevo fare dopo…
Fino a quel momento era stato un crescendo di eccitazione, ma ora cosa potevamo ancora fare?
Finalmente decisi, mi alzai e mi avvicinai a lei, lentamente le tolsi la benda e le liberai caviglie e polsi, un po’ di pausa le avrebbe fatto bene, la girai e mi sdraiai accanto a lei iniziando a baciarla ed ad accarezzarla…
Questo coccolarci si prolungò per qualche minuto fino a che lei mi chiese di nuovo dell’acqua e mi disse anche che doveva fare pipì.
Così ci alzammo, lei andò in bagno ed io in cucina per bere anch’io, poi ci demmo il cambio per ritrovarci alla fine di nuovo in camera da letto in un balletto di intimità che fino a quella mattina era impensabile…
Dopo esserci ripresi, il gioco ricominciò con lei nella stessa posizione di attesa che aveva assunto al mattino in cucina, ma stavolta sul letto e nuda.
Io avevo deciso, il letto non mi bastava più, ora la volevo in piedi, così la presi per mano e la feci scendere dal letto.
La posizionai in piedi alla base del letto, con una corda presa dal solito cestino le legai le due mani assieme e poi feci passare la corda sopra l’asse di ferro battuto del letto a baldacchino. Poi le legai le caviglie ai piedi del letto in modo che restasse praticamente appesa al baldacchino ma immobilizzata con le gambe aperte davanti a me ed ovviamente nuovamente bendata…
Lei continuava ad eseguire ogni mia richiesta ed ogni mio movimento senza una parola, ma solo con qualche sospiro a sottolineare se un nodo era troppo stretto o meno…
Quando l’opera fu conclusa, la scena era eccitantissima, ed io ero pronto a giocare di nuovo con il suo ed il mio piacere. Così presi’ il vibratore spento ed iniziai a passarglielo sul corpo giusto per andare in temperatura e farla abituare a quel contatto… usando il gel lubrificante delle boccette trovate in bagno, resi scivoloso il vibratore e delicatamente lo accesi alla minima velocità iniziando a passarlo sui capezzoli che nel frattempo erano rispuntati ergendosi sopra la pelle del seno…
Mentre eseguivo questa operazione iniziai anche a baciarla sul collo ed a darle piccole sculacciate sulle natiche e sulle cosce, cosa che sembrava esserle gradita… i brividi si rincorrevano sulla sua pelle ed un piccolo rivolo di liquido si iniziava a scorgere in mezzo alle sue gambe…
Ispirato da ciò abbassai il vibratore mettendolo a contatto con il suo clitoride che era già gonfio e non aspettava altro …
Un immediato rantolo le uscì dalla gola mentre iniziavo a muovere il vibratore in mezzo alle sue labbra carnose della figa e le mordicchiavo ritmicamente il capezzolo destro mentre con la mano sinistra la sculacciavo sulle natiche che fremevano ad ogni colpo come il suo corpo…
Man mano che passavano i secondi e poi i minuti i suoi respiri erano più profondi e più rapidi finche’ sentii di nuovo un inizio di irrigidimento allora staccai le mie labbra dal suo seno e la baciai intensamente e profondamente mentre le si soffocava in gola un grido di piacere che si sfogò facendola tremare nel profondo e facendole piegare le gambe sotto il proprio stesso peso.
Togliendo la mia lingua dalla sua bocca finalmente poté’ respirare e piano piano mentre le accarezzavo tutto il corpo i tremiti iniziarono a diminuire dandomi modo di slegarle prima le caviglie e poi i polsi sostenendola mentre la slegavo perché’ non era in grado di reggersi da sola, così la sollevai e la adagiai sul letto dove mi sdraiai anch’io esausto dallo sforzo di sostenerla ed adagiarla.
Rimanemmo così di nuovo in silenzio ad ascoltare i nostri respiri ed a riprendere fiato godendo solo dell’energia sessuale possente che si era sprigionata e che impregnava l’aria della stanza dandoci altri motivi di godimento mentale.
Nonostante tutto, fu lei a riprendersi per prima e dopo essersi tolta la benda, si alzò i piedi i mi disse: “Ho fame!”.
In effetti era l’una passata e noi eravamo in quella stanza fuori dallo spazio e dal tempo da 4 ore… bisognava riprendere energie!
Con uno sforzo immane mi alzai ed assieme andammo in cucina. Nel frigo non c’era granché’, ma con qualche uovo, un po’ di parmigiano, del pane e dei pomodori in insalata mettemmo assieme un pranzo sufficiente a darci energia per quello che ci aspettava ancora…
Per tutto il tempo tentai di darle una mano mentre giravamo per la cucina nudi ed eccitati ma lei mi disse semplicemente che quella era casa sua, che lei era al mio servizio e che dovevo solo stare seduto a godermi lo spettacolo di lei nuda che cucinava. E devo dire che la cosa non mi dispiaceva affatto, così mi stappai una birra mentre me ne stavo seduto a tavola ad aspettare il pranzo ed a stuzzicarle il sedere e le tette ogni volta che mi capitava a tiro…
Dopo aver mangiato ci concedemmo un po’ di relax sul piccolo divano accendendo la tv e cercando qualche programma decedente trovando solo un canale dove davano vecchi film in bianco e nero, perfetti per rilassarsi e sonnecchiare in una domenica pomeriggio pigra come quella.
Stavo quasi per prendere sonno quando lei si mosse per alzarsi e prendere da bere su tavolo e la cosa mi infastidì…
Lei se ne accorse e mi chiese scusa, cosa che fece s**ttare di nuovo il gioco di dominazione, così le dissi che le scuse non bastavano e che aveva bisogno di una piccola punizione… le dissi di avvicinarsi cosa che lei fece con il capo chino, la feci inginocchiare di fianco alle mie ginocchia e quindi le dissi di appoggiarsi con il ventre sulle ginocchia esponendo le sue chiappe alla mia mano destra. Così mentre con la sinistra le afferravo i corti capelli sulla nuca per tenerla ferma, inizia a sculacciarla…prima con colpi leggeri ma improvvisi, intervallati da lunghe carezze, poi da colpi più forti e ripetuti, alcuni forti abbastanza da farle uscire le lacrime…
A quel punto però le carezze sulle sue natiche si fecero più profonde cosa che lei assolutamente gradiva infatti allargò bene le cosce per farmi lavorare meglio la parte in questo modo le mie dita ebbero modo di esplorare non solo la figa di nuovo fradicia, ma trovarono finalmente anche il buchino dietro, ed iniziando a massaggiarlo mi ricordai del plug che avevo visto tra i giochi in bagno.
Detto fatto, le ordinai di alzarsi e mettersi alla pecorina con le ginocchia sulla seduta del divano e le mani appoggiate allo schienale dicendole di iniziare a masturbarsi da sola che io tornavo subito. Lasciandola così andai in bagno, recuperai il plug ed una delle boccette d’olio e ritornai a godermi per un po’ lo spettacolo di lei che si masturbava per me. Quindi mi avvicinai, le feci colare un po’ d’olio sul fondoschiena iniziando a massaggiarle le natiche per arrivare a spalmarglielo ben bene sull’ano… cosa che la fece mugolare un po’ mentre iniziavo a penetrarla leggermente il didietro con le dita e mentre lei continuava a masturbarsi con foga.
A quel punto le puntai il plug sull’ano ed inizia a spingere, ma non ci volle molto anche se alla massima dilatazione la sensazione che le stesse facendo un po’ male c’era. Quando il plug entrò all’improvviso lei emise solo un sospiro profondo ed io preso in quel momento dalla massima eccitazione decisi di penetrarla, cosa che feci immediatamente con lei che quasi venne al solo contatto tra i nostri sessi.
L’amplesso durò poco visto lo stato di eccitazione estrema a cui ero arrivato, quindi dopo pochi secondi dovetti tirarlo fuori e per non sprecare nulla le dissi di scendere dal divano e di inginocchiarsi davanti a me, cosa che fece con la massima solerzia mettendosi in posizione di attesa per l’orgasmo del suo padrone… orgasmo che venne subito e copiosamente sul viso e sul corpo di lei che sentendosi inondata dal liquido caldo iniziò una masturbazione veloce che la portò a sua volta ad un orgasmo immediato!
Stremato da quest’ultima azione, crollai sul divano, mentre lei incapace di rialzarsi da terra, si accontentò di accoccolarsi ai miei piedi mentre io le accarezzavo i capelli.
Dopo parecchi minuti il film che stava andando sulla tv finì ed io le proposi di farci una doccia, proposta che lei accolse con gioia.
Andammo in bagno tenendoci per mano, il bagno era piccolo, ma la doccia era sufficientemente spaziosa per starci in due…sconvenientemente stretti ovviamente. Nonostante questo le ordinai di lavarmi per bene dappertutto, cosa che fece con grande trasporto e convinzione e dandomi la sensazione che provasse particolare gusto a lavarmi con i suoi polpastrelli il sedere ed il buchino, cosa che non mi dispiaceva affatto e denotava in lei una certa esperienza…
Quando mi ebbe lavato e risciacquato per bene, le dissi di girarsi che l’avrei lavata io ora cosa che feci con la stessa dedizione dimostrata da lei ed ovviamente soffermandomi nei punti “critici” con gusto e passione.
La cosa sembrava piacerle parecchio così quando arrivai al sedere, trovai il plug ancora al suo posto e decisi di rimuoverlo con delicatezza, cosa che lei apprezzò molto, quindi volgendo piano la testa verso di me mi chiese se volevo metterlo io al posto del plug.
Visto l’evolversi della situazione io ero già in tiro completo di nuovo e non me lo feci ripetere due volte, la feci piegare leggermente in avanti e divaricare le cosce, quindi si appoggiò le mani sulle natiche divaricandole ed io entrai nel suo sedere con un piccolo sforzo e con grande soddisfazione di entrambe…
Considerato lo spazio angusto e la posizione scomoda la cosa non poteva durare a lungo, ed infatti dopo poco sentii di nuovo che stavo per concludere, così lo tirai fuori e le venni abbondantemente sulle natiche mentre lei continuava a masturbarsi sentendo il calore del mio seme colarle giù per le gambe…
Stavolta lei non venne, così finimmo la doccia e ci asciugammo. Ormai esausti ritornammo sul divano, ma la giornata volgeva al termine e non c’era più tempo per altro se non per farsi un po’ di coccole abbracciati ancora nudi.
Verso le 18 lei disse che aveva un po’ freddo ed andò in camera da letto per recuperare qualcosa da mettersi addosso. A quelle parole mi accorsi anch’io di avere un po’ di freddo, così la seguii di là per recuperare la mia biancheria e rivestirmi un pochino. La trovai con la tuta addosso mentre contemplava in silenzio le corde ancora legate al letto e mentre mi rivestivo le chiesi a cosa stava pensando…
Lei senza rispondermi andò in bagno, poi ritornò si inginocchiò davanti a me nella posizione di attesa che aveva assunto al mattino in cucina, ed allungò le mani davanti a se a capo chino. Nelle mani teneva il collare con i due anelli che le avevo visto addosso la prima volta, e mi chiese semplicemente: “Vuoi mettermelo tu padrone?”
Con quella frase ed in quell’istante iniziò veramente la nostra storia, tutto ciò che accadde dopo…

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